Cambiamo Camicia

Cast Cambiamo Camicia

In ordine Silvia Vallerani, Martina Zuccarello, Serena Vitaliano, Linda La Marca: questi i nomi e i volti delle attrici di “Cambiamo Camicia”, progetto teatrale contro la violenza di genere dell’Associazione heARTinmind.

Progetto teatrale contro la violenza di genere

Partendo dalla suggestione della canzone In this shirt – The irrepressibles: “In questa camicia posso essere te, essere vicino a te”, nasce l’idea dello spettacolo teatrale.

Spettacolo inedito, che racconta storie di differenti forme di violenza alcune delle quali vissute in prima persona dalle 4 protagoniste dello spettacolo. Indaga sentimenti e pensieri. Non si ferma al presente perché noi  non siamo  solo  il nostro oggi ma siamo il nostro ieri, le nostre storie, le relazioni familiari, gli incontri che abbiamo fatto. Non rinuncia al futuro che è composto di desideri del cuore, a volte offuscati dai desideri di altri su di noi, o peggio ancora dei loro bisogni da soddisfare con noi.

Lo spettacolo parla della disparità di genere che respiriamo a partire dalle nostre famiglie, disparità a volte dettata da stereotipi e luoghi comuni, difficilmente contrastabili in assenza di una cultura solida. Questa è la storia di Chiara, donna milanese, che a differenza del fratello, non potrà seguire i suoi sogni e dovrà rinunciare alla grande passione per la pittura per non deludere le aspettative del padre; al fratello, appassionato di fotografia e di viaggi non sarà richiesto lo stesso sacrificio.

In questo caso parliamo di disparità figlio-figlia rispetto alle discipline artistiche; quante volte i genitori sono complici della nostra società nello stabilire il ruolo che un uomo o una donna devono giocare nel mondo?

Poi c’è la violenza di cui sentiamo parlare sempre meno, perché fa più scalpore uno stupro occasionale piuttosto che gli infiniti casi di violenza che le donne subiscono tra le mura di casa da parte di compagni e mariti, all’apparenza gentili e simpatici, che si trasformano in veri criminali nell’intimità di un focolare. Così è per Elena. Lei ha confuso amore e possesso, anche a causa di un’educazione più che rigida ricevuta da un padre violento. Conosciuto il marito, venuto in vacanza nel piccolo paesino pugliese dove Elena è cresciuta, si trasferisce a Milano. Ma il matrimonio avrà le medesime caratteristiche della famiglia di origine e le violenze subite, passando prima per uno stato di depressione, la condurranno lentamente al suicidio.

Elena con questa ultima ed estrema scelta non lascia solo il marito, ma anche la figlia Elisa. Nei notiziari non si parla quasi mai di queste piccole vittime involontarie, chiamate a diventare grandi prima del tempo e costrette a farsi curare lo sguardo, perché i loro occhi hanno visto un modo di amare che non ama. E’ fondamentale lavorare sui figli per evitare un copia incolla. Siamo portati a riproporre nella nostra vita da adulti ciò che abbiamo vissuto nelle fasi della nostra crescita. E dopo una storia che finisce male, Elisa diventa indirettamente la speranza. E’ lei che rompe la catena e lo fa perché grazie a Chiara (il nostro primo personaggio, amica di Elena), vede altro. Vede che è possibile un riscatto.

Nel nuovo rapporto materno tra Chiara ed Elisa, compare sbadatamente Flavia, una ragazzina romana trasferitasi a Milano per esigenze lavorative dei genitori; nella nuova città Flavia è vittima di bullismo. La denuncia in questa storia è rivolta ai rapporti di vetro che costruiamo al giorno d’oggi, tutti, grandi e piccoli. I social sono il cantiere dei finti castelli relazionali che erigiamo. Posso conoscere tutti e nessuno, posso prendermi gioco di te liberamente. Posso rendere pubbliche le tue fragilità,debolezze, difetti o ciò che ti fa stare male, in maniera del tutto indisturbata. La frase che sentiamo spesso quando si parla di bullismo è: “c’è sempre stato”. Una sorta di giustificazione per la nostra indifferenza, ma dimentichiamo che i mezzi sono cambiati, i ragazzi sono cambiati e le famiglie sono cambiate. I giovani necessitano di tornare al rapporto diretto, hanno bisogno di qualcuno che gli dedichi del tempo senza un telefono in mano, che siano coetanei o adulti. Chi compie un atto di bullismo non è meno vittima di chi lo subisce. Manifesta un disagio che lo porta al tentativo di sopraffare gli altri, fregandosene delle loro storie e di chi essi siano. Nella maggior parte dei casi questo è un riversare sugli altri il proprio vissuto.

Quando Flavia si rifugerà in un bar per evitare la scuola e le ennesime prese in giro, conoscerà per la prima volta Chiara ed Elisa e resterà colpita profondamente dalla tenace tenerezza che lega le due. Questo incontro provocherà in lei il risveglio del desiderio di essere amata davvero,per quello che è, senza compromessi.  L’abbandono, la sfiducia nell’altro sono i muri da abbattere in questa storia.

Tra i reali drammi raccontati nello spettacolo , si inseriscono poi i quadri surreali di quattro personaggi fantastici: Nostalgia, Luna, Regina e Ombra.

Nostalgia è figlia di contadini nata con la passione per il cielo, ha sempre il naso rivolto all’insù , ma il padre non la capisce e nel tentativo di farle passare questa stravaganza decide di rinchiuderla in una torre.

Luna è invece figlia di nobili infelici ed è innamorata di Amore. Sogna mazzi di fiori , passeggiate in riva al mare  e poesie con il suo nome. I genitori tentano di modificare le sue aspirazioni troppo illusorie con un incantesimo, che porta Luna ad innamorarsi di NonAmore.

Regina è una principessa che soffre la mancanza dei genitori, troppo impegnati negli affari del regno e nei loro viaggi; proprio in uno di questi i sovrani vengono a mancare e nessuno capisce se sono effettivamente morti o semplicemente scomparsi nel nulla. Regina si ritrova sulle spalle troppe responsabilità, è impreparata e insicura. Le viene chiesto di crescere improvvisamente, senza nessun modello a cui rifarsi, senza qualcuno che le spieghi come si fa .

Infine c’è Ombra, un’umana che vive nelle terre Medie, vittima della battaglia scoppiata tra le fate di Bontà e le fate Sprezzanti. A causa della guerra, un incantesimo terribile cade sugli umani che vivono in quelle terre. Diventano così incapaci di vedere la Bellezza. Incapaci di stimarsi, di aiutarsi e di convivere. C’è chi sopravvive attaccando gli altri per difendersi e chi invece, come Ombra, rimane così, impassibile a subire le lotte degli altri.

In queste quattro storie, le protagoniste, affrontano le medesime difficoltà dei personaggi reali, ma ci permettono di raccontare il dramma in modo più leggero, scanzonato e ironico, per poter riflettere con un sorriso, su tematiche divenute delle vere e proprie piaghe sociali;lo facciamo non per sminuire ma per arrivare meglio al cuore e alla mente di chi ascolterà le nostre parole.

CAMBIAMO CAMICIA, che dà il nome ad un intero progetto Nazionale, prevede anche un’importante parte formativa rivolta alle scuole superiori. Uno spettacolo infatti non può bastare a rendere la complessità e la delicatezza della tematica trattata; da qui nasce la collaborazione con l’Associazione Differenza Donna. Ogni messa in scena dello spettacolo sarà preceduta da un confronto/dibattito moderato da figure professionali ed esperte per meglio informare ed educare i giovani al tema trattato. Saranno invitate a partecipare al confronto/dibattito, oltre alle rappresentanti dell’Associazione Differenza Donna, giornalisti, artisti e rappresentanti del mondo della cultura, psicologi, giudici, avvocati così da poter dare agli studenti una visione ampia del fenomeno.

Siamo convinte che una rigenerazione culturale possa e debba passare necessariamente da un percorso educativo rivolto ai più giovani.

 

 

Il nuovo progetto dell’Associazione heARTinmind

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